Alèktor in greco significa gallo e questo animale richiama alcuni simboli fondamentali della nostra cultura mediterranea.
Il Gallo nell’Antichità Pagana e Classica
- In quanto araldo dell’alba, era sacro ad Apollo. Segnava la vittoria quotidiana della luce sulle tenebre.
- Rappresentava il coraggio, la fierezza e la prontezza allo scontro.
- Era il tipico sacrificio offerto al dio della medicina. Celebre l’ultima consegna di Socrate — “Dobbiamo un gallo ad Asclepio” — che richiama al risveglio dell’anima in una nuova esistenza.
- Sulle stele funerarie romane e greche, appare spesso come guida delle anime o come guardiano del sepolcro, pronto a scacciare gli spiriti maligni con il suo canto.
Il Gallo nel Medio-oriente
Dalla cultura persiana, l’idea del gallo come guerriero della luce contro le entità demoniache della notte filtrò nel Mediterraneo, specialmente con i culti misterici come il Mitraismo.
Il Gallo nella Tradizione Paleocristiana
- Il suo gallo segna il momento in cui l’apostolo Pietro si rende conto di aver rinnegato Gesù. Il gallo diventa così il simbolo del risveglio della coscienza.
- Per i primi cristiani annunciava il Cristo risorto (la vera Luce che sconfigge le tenebre della morte e del peccato).
- A partire dal IX secolo fu posto sulle sommità dei campanili delle chiese. La sua funzione era duplice: indicare la direzione del vento (simbolo dello Spirito Santo che soffia dove vuole) e fungere da guardiano vigile per tenere lontane le influenze demoniache.
Il gallo si incontra dunque trasversalmente alle radici della nostra cultura Occidentale, oggi in forte decadenza, ed è richiamo alla cura, al coraggio, al bene, alla vita, alla consapevolezza, al risveglio, alla rinascita, alla testimonianza, alla giovinezza dello spirito.
Per questo lo prendiamo come simbolo del nostro manifesto, che nasce nel contesto del rilascio degli Epstein Files, ma si protende ovunque sia urgente richiamare le persone contro il male variamente presente a minacciare la nostra epoca.

